| SULLA SCOGLIERA
Doveva farlo. Si trascinò carponi fino al limite costringendosi a
guardare.
Fu accecata da quel riflesso rosso del sole che tramontando colpiva
lacqua ma cercò di resistere finché non ne fu certa: di lui non cera alcuna
traccia.
Niente di insolito galleggiava sul mare color zaffiro solo appena
increspato dallultimo soffio di maestrale.
Miriam strinse gli occhi più che poteva poi li riaprì di colpo per
vedere se qualcosa era cambiato: niente, non cera niente. Si domandò perché allora
non si sentisse meglio, ingoiando saliva a grumi che andavano a chiuderle la gola così
che adesso si era formato come un nodo impossibile da sciogliere.
Anche al centro del petto si sentiva un nodo doloroso, un pugno di
cellule in eccesso che stavano stringendo il lume dei vasi attorno al suo cuore giovane.
Che cosa ci faceva riversa fra i cespugli? A pochi centimetri da lei
la scogliera finiva a picco sul mare, in uno strapiombo da capogiro.
Sollevandosi sulle braccia aveva visto il suo dorso nudo e i piccoli
seni intirizziti, la maglietta nello stesso punto in cui laveva lasciata quel
pomeriggio, quando ricordava di essersela levata per prendere il sole come faceva ogni
giorno.
Se lera infilata rabbrividendo.
Nei suoi ricordi cera un vuoto di qualche ora durante la quale
era accaduto qualcosa. Miriam pensò di aver dormito.
Non poteva essere altrimenti.
Eppure si sentiva a pezzi. Man mano che il tempo passava, anche se
aveva frugato con gli occhi ogni angolo di quellacqua trasparente che rivelava il
fondo. E non cera.
Il corpo senza vita di colui che aveva cercato di rubarle un pezzo
della sua, proprio quando ci teneva di più.
Miriam si guardò intorno stentando a riconoscere quello che fino a
poche ore prima, aveva considerato un angolo di paradiso che il Signore aveva creato
apposta per lei. Qualcosa di inquietante le impediva ora di sentirlo amico, come se una
presenza invisibile e minacciosa la spiasse dietro i cespugli.
Sarebbe voluta scappare via da lì senza aspettare un minuto di più,
ma le sue gambe si erano indurite al punto che non riuscì ad alzarsi.
E poi sospeso in lei cera quel dolore che la chiamava, Miriam
sentiva davvero il suo nome ripetuto come un eco lontano che il vento portava in un
bisbiglio gelato.
Non voleva ricordare.
Quando si era voltata e laveva visto ridere con il sigaro fra
le labbra, anche se non cera niente di buffo, solo lei seminuda poco più che
bambina che si copriva i seni con le mani in un gesto istintivo, mentre sul cuoio
capelluto le saliva una specie di brivido, selvatico, zeppo di spine.
Aveva pensato che fosse un pastore dal modo in cui era vestito, dalla
sicurezza con cui calpestava il terreno e dal bastone nodoso che si portava appresso, gli
aveva dato persino unetà, nei pochi istanti che avevano preceduto lo scatto
repentino della sua fuga. Non poteva essere tanto più vecchio di lei, anche se era
robusto e aveva le fattezze di un adulto, oltre a uno sguardo da padrone del mondo.
Miriam scosse ripetutamente la testa di riccioli bruni quasi a
scacciare quel ricordo ossessivo di cui non conosceva la provenienza. Doveva essersi
addormentata o invece era svenuta?- sotto quel sole di Luglio e il calore aveva
alimentato la vita dei mostri che lassalivano negli incubi.
Ma col trascorrere dei minuti si ingigantiva lo sgomento insieme a un
senso di distacco verso quella che era stata la sua vita fino ad allora. Ripensava alla
smania che aveva avuto di festeggiare il suo quattordicesimo compleanno nella casa al
mare; agli occhi verde acqua del suo primo amore che si illuminavano quando la baciava;
alle notti senza dormire dopo le liti con sua madre. Adesso a Miriam tutto sembrava
distante e senza importanza, quasi che il tempo avesse fatto un balzo in avanti portandola
in una mente di vecchia, desiderosa solo di pace, di mettere fine ai tumulti della vita.
Il ragazzo era riuscito a raggiungerla correndo pochi passi, scalzo,
sulle spine, intimandole di fermarsi che tanto non aveva scampo, col respiro che bruciava
di sigaro e la lingua rovente nellarticolare oscenità mentre la teneva ferma per le
spalle, distesa sopra un nido di formiche, sinché a forza di strattoni non era riuscita a
liberarsi.
Aveva percorso pochi metri che lui laveva ripresa con tutta la
sua ferocia in quel sorriso dai denti marci, gli occhi in delirio sulla preda abbandonati
per sempre dalla ragione.
Aveva cercato di congelare ogni riflessione svuotandola di emozioni,
non cera tempo, le restavano solo degli attimi. Sarebbe stato inutile supplicarlo,
inginocchiarglisi ai piedi, inutile provare a convincerlo, barattare.
Doveva fermarlo.
Come aveva potuto ignorare le sue intenzioni? Come pensava che
avrebbe dovuto reagire accecata comera dalla paura?
Non era stata unidea precisa: laveva fatto e basta.
O lui o lei, uno solo sarebbe sopravvissuto. Lui non
limmaginava, forse per questo non aveva fatto resistenza e prima di cadere era
trascorsa uneternità, quasi che da un momento allaltro il suo baricentro
potesse recuperare lequilibrio perduto e non se lo aspettava così leggero, come se
spingesse un bambino.
In quellistante, quando era ancora sospeso tra la vita e la
morte, i suoi occhi erano improvvisamente cambiati. Miriam giurava di averli visti
addirittura schiarire, mentre la fissava terrorizzato, incredulo, umano, chiedendole in
silenzio qualcosa che ormai non si poteva rimediare.
Avrebbe voluto riprenderlo al volo.
Ci aveva anche provato.
Troppo tardi. Lui stava precipitando in un grido rauco e miagolante
di uccello ferito.
Miriam aveva aperto le mani ed erano pulite come sempre.
Unonda di sangue laveva riportato a galla.
Poi il nulla, nessun ricordo, solo buio.
Miriam si lasciò andare alluragano di pianto che ora le
esplodeva nel petto. Su una cosa non aveva dubbi: la sua vita non sarebbe più stata
quella di prima.
Decise infine di alzarsi, perché non aveva più niente da fare e il
sole se nera andato ed era inutile e crudele continuare a pensarci. Del resto aveva
capito. Lincubo era dovuto forse alle stranezze della sua età o magari alle
suggestioni di quel posto così selvaggio e solitario e il mare, in fondo, era sempre lo
stesso, con lo stesso contenuto di pesci e di ricci e di stelle...
Si sollevò con una fatica di vecchia sulla strada del ritorno, col
crepuscolo complice nel nasconderla e il freddo dentro le ossa, il pensiero sfinito che
tentava unultima volta di convincerla che non era successo.
Non era andata lontano quando se ne accorse.
Le gambe divennero tenere come burro sciolto, il sangue precipitò
ancora una volta lasciandola al buio, un attimo prima di vederlo, sotto il profumo della
menta, sotto il cespuglio.
Un mozzicone di sigaro ancora acceso.
Alessandra Siddi
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