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Marco Siddi

 

 

 

Alessandra Siddi

Alessandra, professoressa di Educazione Fisica, Ha avuto due marmocchietti meravigliosi,

Emanuele ed Ilaria, dal suo ex marito Costanzo.

Apprendista scrittrice è stata premiata in diversi concorsi nazionali, ed ho avuto il permesso di pubblicare in questa pagina un suo racconto breve.

 

SULLA SCOGLIERA

 

 Doveva farlo. Si trascinò carponi fino al limite costringendosi a guardare.

Fu accecata da quel riflesso rosso del sole che tramontando colpiva l’acqua ma cercò di resistere finché non ne fu certa: di lui non c’era alcuna traccia.

Niente di insolito galleggiava sul mare color zaffiro solo appena increspato dall’ultimo soffio di maestrale. 

Miriam strinse gli occhi più che poteva poi li riaprì di colpo per vedere se qualcosa era cambiato: niente, non c’era niente. Si domandò perché allora non si sentisse meglio, ingoiando saliva a grumi che andavano a chiuderle la gola così che adesso si era formato come un nodo impossibile da sciogliere.

Anche al centro del petto si sentiva un nodo doloroso, un pugno di cellule in eccesso che stavano stringendo il lume dei vasi attorno al suo cuore giovane.

Che cosa ci faceva riversa fra i cespugli? A pochi centimetri da lei la scogliera finiva a picco sul mare, in uno strapiombo da capogiro.

Sollevandosi sulle braccia aveva visto il suo dorso nudo e i piccoli seni intirizziti, la maglietta nello stesso punto in cui l’aveva lasciata quel pomeriggio, quando ricordava di essersela levata per prendere il sole come faceva ogni giorno.

Se l’era infilata rabbrividendo.

Nei suoi ricordi c’era un vuoto di qualche ora durante la quale era accaduto qualcosa. Miriam pensò di aver dormito.

Non poteva essere altrimenti.

Eppure si sentiva a pezzi. Man mano che il tempo passava, anche se aveva frugato con gli occhi ogni angolo di quell’acqua trasparente che rivelava il fondo. E non c’era.

Il corpo senza vita di colui che aveva cercato di rubarle un pezzo della sua, proprio quando ci teneva di più.

Miriam si guardò intorno stentando a riconoscere quello che fino a poche ore prima, aveva considerato un angolo di paradiso che il Signore aveva creato apposta per lei. Qualcosa di inquietante le impediva ora di sentirlo amico, come se una presenza invisibile e minacciosa la spiasse dietro i cespugli.

Sarebbe voluta scappare via da lì senza aspettare un minuto di più, ma le sue gambe si erano indurite al punto che non riuscì ad alzarsi.

E poi sospeso in lei c’era quel dolore che la chiamava, Miriam sentiva davvero il suo nome ripetuto come un eco lontano che il vento portava in un bisbiglio gelato.

Non voleva ricordare.

Quando si era voltata e l’aveva visto ridere con il sigaro fra le labbra, anche se non c’era niente di buffo, solo lei seminuda poco più che bambina che si copriva i seni con le mani in un gesto istintivo, mentre sul cuoio capelluto le saliva una specie di brivido, selvatico, zeppo di spine.

Aveva pensato che fosse un pastore dal modo in cui era vestito, dalla sicurezza con cui calpestava il terreno e dal bastone nodoso che si portava appresso, gli aveva dato persino un’età, nei pochi istanti che avevano preceduto lo scatto repentino della sua fuga. Non poteva essere tanto più vecchio di lei, anche se era robusto e aveva le fattezze di un adulto, oltre a uno sguardo da padrone del mondo.

Miriam scosse ripetutamente la testa di riccioli bruni quasi a scacciare quel ricordo ossessivo di cui non conosceva la provenienza. Doveva essersi addormentata –o invece era svenuta?- sotto quel sole di Luglio e il calore aveva alimentato la vita dei mostri che l’assalivano negli incubi.

Ma col trascorrere dei minuti si ingigantiva lo sgomento insieme a un senso di distacco verso quella che era stata la sua vita fino ad allora. Ripensava alla smania che aveva avuto di festeggiare il suo quattordicesimo compleanno nella casa al mare; agli occhi verde acqua del suo primo amore che si illuminavano quando la baciava; alle notti senza dormire dopo le liti con sua madre. Adesso a Miriam tutto sembrava distante e senza importanza, quasi che il tempo avesse fatto un balzo in avanti portandola in una mente di vecchia, desiderosa solo di pace, di mettere fine ai tumulti della vita.

Il ragazzo era riuscito a raggiungerla correndo pochi passi, scalzo, sulle spine, intimandole di fermarsi che tanto non aveva scampo, col respiro che bruciava di sigaro e la lingua rovente nell’articolare oscenità mentre la teneva ferma per le spalle, distesa sopra un nido di formiche, sinché a forza di strattoni non era riuscita a liberarsi.

Aveva percorso pochi metri che lui l’aveva ripresa con tutta la sua ferocia in quel sorriso dai denti marci, gli occhi in delirio sulla preda abbandonati per sempre dalla ragione.

Aveva cercato di congelare ogni riflessione svuotandola di emozioni, non c’era tempo, le restavano solo degli attimi. Sarebbe stato inutile supplicarlo, inginocchiarglisi ai piedi, inutile provare a convincerlo, barattare.

Doveva fermarlo.

Come aveva potuto ignorare le sue intenzioni? Come pensava che avrebbe dovuto reagire accecata com’era dalla paura?

Non era stata un’idea precisa: l’aveva fatto e basta.

O lui o lei, uno solo sarebbe sopravvissuto. Lui non l’immaginava, forse per questo non aveva fatto resistenza e prima di cadere era trascorsa un’eternità, quasi che da un momento all’altro il suo baricentro potesse recuperare l’equilibrio perduto e non se lo aspettava così leggero, come se spingesse un bambino.

In quell’istante, quando era ancora sospeso tra la vita e la morte, i suoi occhi erano improvvisamente cambiati. Miriam giurava di averli visti addirittura schiarire, mentre la fissava terrorizzato, incredulo, umano, chiedendole in silenzio qualcosa che ormai non si poteva rimediare.  

Avrebbe voluto riprenderlo al volo.

Ci aveva anche provato.

Troppo tardi. Lui stava precipitando in un grido rauco e miagolante di uccello ferito.

Miriam aveva aperto le mani ed erano pulite come sempre.

Un’onda di sangue l’aveva riportato a galla.

Poi il nulla, nessun ricordo, solo buio.

Miriam si lasciò andare all’uragano di pianto che ora le esplodeva nel petto. Su una cosa non aveva dubbi: la sua vita non sarebbe più stata quella di prima.

Decise infine di alzarsi, perché non aveva più niente da fare e il sole se n’era andato ed era inutile e crudele continuare a pensarci. Del resto aveva capito. L’incubo era dovuto forse alle stranezze della sua età o magari alle suggestioni di quel posto così selvaggio e solitario e il mare, in fondo, era sempre lo stesso, con lo stesso contenuto di pesci e di ricci e di stelle...

Si sollevò con una fatica di vecchia sulla strada del ritorno, col crepuscolo complice nel nasconderla e il freddo dentro le ossa, il pensiero sfinito che tentava un’ultima volta di convincerla che non era successo.

Non era andata lontano quando se ne accorse.

Le gambe divennero tenere come burro sciolto, il sangue precipitò ancora una volta lasciandola al buio, un attimo prima di vederlo, sotto il profumo della menta, sotto il cespuglio.

Un mozzicone di sigaro ancora acceso.

Alessandra Siddi

 

 

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